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di POFI (FR)

Dalle Fraternità

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Ordine Francescano Secolare: forestieri e pellegrini
a servizio dei fratelli

Si è svolto ad Assisi, dal 25 al 27 novembre, il IV Capitolo Nazionale dell’Ordine Francescano Secolare, presieduto dalla Ministra Generale Encarnación del Pozo, in cui è stato eletto il nuovo Consiglio Nazionale. Abbiamo l’occasione di rivolgere alcune domande a Remo Di Pinto, nuovo Ministro Nazionale OFS.

di Monica Cardarelli

D. Il Capitolo Nazionale appena concluso ha visto la tua nomina a Ministro Nazionale. Quali pensi che siano le priorità del tuo intervento nell’OFS, quali gli ambiti su cui maggiormente intervenire?

R. Nel Capitolo appena celebrato, la Fraternità nazionale dell’OFS d’Italia si è impegnata a leggere il nostro oggi in prospettiva futura, con la volontà di dare un seguito fruttuoso al faticoso cammino vissuto negli ultimi anni per la realizzazione dell’unità “strutturale” dell’Ordine. Il mio primo obiettivo, insieme a tutto il Consiglio nazionale, sarà quindi quello di aiutare la Fraternità nazionale a passare da questa unità ad una comunione che ci permetta di offrire concretamente il nostro contributo carismatico alla missione della Chiesa. Più saremo capaci di prendere coscienza del nostro ruolo nelle mutate condizioni del tempo che viviamo, più potremo proiettarci con efficacia all’esterno. In questo senso, occorrerà innanzitutto investire molto nella formazione, con un progetto che abbia un obiettivo chiaro e modalità efficaci, capaci di valorizzare al massimo e con prospettiva missionaria, le dinamiche delle nostre Fraternità. Nello stesso ambito, sarà importante aprirsi all’accoglienza del nuovo che viene, con umiltà e docilità.

D. I rappresentanti dell’OFS, come appartenenti ad un Ordine Francescano Secolare, sono laici che vivono la propria vita nella società, quotidianamente. Come pensi che un francescano secolare possa testimoniare la propria appartenenza all’Ordine e il proprio essere cristiano oggi? Come si può vivere la povertà, l’umiltà o la carità?

R. La fedeltà alla nostra vocazione richiede un’adesione totale al progetto evangelico, da incarnare attraverso scelte coraggiose che vanno sostenute quotidianamente attraverso un percorso di continua conversione, da costruire nella dimensione spirituale e nella relazione con i propri fratelli in Fraternità.
Incarnare i valori evangelici di povertà, umiltà e carità, come avvenne per Francesco, richiede un continuo lavoro di liberazione personale, una destrutturazione che noi in maniera particolare, viviamo in maniera tutta privilegiata, dalla relazione con l’altro. Un percorso di apparente “svuotamento”, che deve poter ribaltare la visione della propria vita, per acquisire lo stile delle beatitudini evangeliche che Francesco ha ripercorso nella sua vita, lasciandone traccia con la stesura delle Ammonizioni. Solo chi si riconosce creatura amata da un Dio Padre, povero, umile e caritatevole, può però desiderare di rivivere le medesime esperienze e, in senso di minorità, può vivere con spirito di “non possesso” la relazione con tutto ciò che lo circonda, “creature animate e inanimate” e con sobrietà, come forestieri e pellegrini, vivere “senza nulla di proprio”, che è cosa ben diversa dal non avere proprietà. Ciò che si ha, va valorizzato con un’amministrazione sapiente e con attenzione ai bisogni altrui, in spirito di carità.

D. Quanto è importante secondo te la preghiera nella vita di tutti i giorni e quanto ritieni che sia importante per le Fraternità OFS?

R. Trovare il tempo di “chiudersi nella propria stanza” ogni giorno, anche quando la preghiera appare sterile e non fruttuosa, è un esercizio che forma gradatamente la persona e la dispone a una sempre maggior docilità all’ascolto della Parola che indica il cammino della propria vita e aiuta a leggere con maggior sapienza ogni evento. Per questo, occorre essere molto fermi, e mai subordinare l’appuntamento con la preghiera quotidiana ai tanti impegni e ritmi frenetici della nostra vita ordinaria.
Nei cori di alcune Chiese antiche, è facile trovare l’iscrizione: Si cor non orat, in vanum lingua laborat. Mi sembra un’affermazione abbastanza chiara per spiegare il valore assoluto che assume la preghiera, soprattutto per quelli che vogliono parlare di Dio o far parlare Dio attraverso la propria esistenza.
La preghiera costante, manifesta la vivacità della relazione con Dio e assicura la vitalità della propria vocazione, aprendo a un dialogo capace di farsi lode oltre che invocazione, espressione di gratitudine oltre che di richiesta, così come vissuta da Francesco.
Insieme alla preghiera personale, va valorizzata la preghiera della Fraternità, che in questa dimensione orante, consolida il rapporto con Dio e pone Cristo al centro, come in un cenacolo. Una Fraternità che trascura la preghiera limitandosi alla relazione fraterna tutta psicologica, si spegne nel relativismo e diviene sterile. Bonhoeffer, nel suo testo “Vita Comune”, definisce la comunità (Fraternità) come realtà pneumatica e non della psiche, che nasce quindi dallo Spirito. Un’ulteriore conferma questa, a ricorrere alla preghiera per favorire l’azione dello Spirito che plasma e rende fruttuosa la vita della Fraternità.

D. Nel momento storico che stiamo vivendo, non pensi che l’attuale crisi economica e culturale, possa essere un’occasione per noi cristiani e francescani per impegnarci, metterci in gioco e intuire dove e come intervenire?

R. Paradossalmente, la crisi che coinvolge la nostra società, può trasformarsi in una grande occasione di rinascita. Su questo terreno fertile, i cristiani, in senso assoluto, possono e devono offrire il loro apporto. Noi francescani, in maniera particolare, siamo chiamati a partecipare alla “ricostruzione” del tessuto sociale con la proposta di nuovi stili di vita e nella valorizzazione della dignità di ciascuno, nella ricerca di maggior equità, giustizia e pace, e del bene comune.
I francescani secolari, mossi dall’attitudine alla costruzione di una Fraternità solidale, storicamente, hanno sempre svolto un ruolo fondamentale in favore del bene comune e in particolare a vantaggio dei più deboli e sofferenti, con un servizio silenzioso ma assolutamente concreto oltre che profetico per la ricchezza delle intuizioni, anche a livello economico. E’ un momento propizio e una chiamata forte ad impegnarsi sin da ora nella formazione di coscienze critiche e nella difesa delle classi sociali più deboli, anche attraverso una proposta educativa per i più giovani, con proposte e azioni concrete che coinvolgano ciascuno di noi personalmente e il nostro Ordine, oltre che l’intera famiglia francescana, a partire innanzitutto da una testimonianza di sobrietà e poi, di offerta concreta. Come già accade in alcune regioni, con case di accoglienza, cooperative sociali e altre attività in favore dei più svantaggiati, siamo indubbiamente ora sollecitati a incrementare gli sforzi, per dare ragione alla speranza, con modalità che, mentre possono offrire un aiuto pratico, svolgono un’azione fondamentale in ogni individuo col quale entriamo in relazione, dimostrando che, oggi, essere fratelli è ancora possibile.

D. Francesco e Chiara con la sequela di Cristo e nel vivere il Vangelo hanno compiuto delle scelte che potremmo oggi definire ‘sociali’. Come pensi che i francescani secolari possano attuare piccole e grandi scelte quotidiane in nome del Vangelo, sull’esempio di Chiara e Francesco?

R. L’adesione a un progetto di vita come quello indicato dalla Regola dell’Ordine Francescano Secolare, di per se, apre ad una scelta che, se vissuta fedelmente, sfocia inevitabilmente in un contributo “socialmente utile”.
Conosciamo tutti molto bene i mali di questo mondo, spesso fin troppo pubblicizzati, quasi da apparire artatamente evidenziati per condurre il cittadino a una paura che chiude a ogni forma di relazione umana e costringe all’accettazione silente di ingiustizie raccapriccianti. La paura dell’altro e del diverso, è socialmente devastante, almeno quanto è stata edificante la testimonianza di vita offerta da Francesco e da Chiara. Prova ne è il fatto che certe esperienze come quelle dei nostri santi, seppur apparentemente “folli” e fuori dalle logiche del tempo, suscitano interesse, attrazione e grande seguito, oltre che enorme possibilità di crescita sociale.
La “rivoluzione sociale” proposta da Francesco e Chiara sulla scia delle Beatitudini evangeliche, hanno favorito la nascita della famiglia più numerosa nella Chiesa, cui oggi è affidato il compito di continuare la stessa “rivoluzione sociale”, che potrà avvenire in maniera più efficace se operata nella comunione tra le componenti del variegato “mondo francescano”. Sappiamo infatti quanto l’opera iniziata in Francesco, abbia avuto il suo completamento nell’esperienza di Chiara e dei secolari, tra i quali mi piace citare s. Elisabetta, patrona proprio dell’Ordine Francescano Secolare. Un unico carisma espresso da diverse componenti, capaci di giungere ovunque, in un’opera evangelizzatrice dalla potenzialità enorme.
Per il momento storico che viviamo, come già detto, ritengo che proprio il francescano secolare possa farsi punta terminale di una “missione sociale”, con scelte in controtendenza e testimonianza di una “controproposta” che si fondi sulla povertà e apra all’accoglienza dell’altro e del diverso, alla fiducia e al dialogo, nello spirito delle già citate Beatitudini evangeliche, vera proposta per una “conversione sociale” straordinariamente arricchente.

D. Che ruolo ha secondo te oggi la comunicazione in ambito religioso e francescano?

R. Insieme alla formazione, la comunicazione occupa oggi lo spazio più importante nella crescita di ogni contesto civile o ecclesiale. Per questo, per mio conto, vorrei dare un impulso importante a questi due settori proprio nella vita del nostro Ordine in Italia. Saper veicolare il nostro messaggio con tecniche e modalità storicamente efficaci, permette di giungere ad ogni individuo con un linguaggio comprensibile e facilmente assimilabile. Essere al passo con i tempi pur senza essere schiavi dei tempi, è segno di grande intelligenza e creatività apostolica. Sono convinto assertore della necessità di una sempre maggior professionalizzazione del settore della comunicazione in ambito religioso. Una professionalizzazione sana, favorisce l’azione apostolica e la diffusione del messaggio evangelico; certamente non si sostituisce alla testimonianza del discepolo, ma ne incrementa l’opera e fornisce un peso positivo sulla bilancia delle comunicazioni sociali, altrimenti sbilanciata in favore della promozione, spesso subdola, di controvalori socialmente dannosi.